Caratterizzata da una classica ed elegante linea coupé a 3 volumi (la cui paternità è della progettazione interna di Pierangelo Andreani, Capo Stile Maserati, per quanto influenzata da Giugiaro, disegnatore della Quattroporte del 1979 a cui la Biturbo si ispira[1]) da una impostazione tecnica classica (motore anteriore longitudinale, trazione posteriore, sospensioni anteriori a ruote indipendenti, retrotreno a bracci oscillanti e impianto frenante con dischi davanti e dietro), la "Biturbo" venne lanciata nel 1982.
Il motore, un V6 bialbero alimentato a carburatori derivava da quello della Merak, da cui differiva per il numero di valvole (3 per cilindro anziché 2) e per il sistema di sovralimentazione composto da 2 turbocompressori (uno per bancata). La cilindrata era di 2491cc per i mercati esteri e 1996cc per l'Italia (dove c'era l'Iva pesante per le cilindrate oltre i 2 litri), ma la potenza rimaneva abbastanza simile: 192cv per le 2500 e 182cv per le 2000.
Maserati Biturbo SpyderPer far fronte alla produzione prevista (35 esemplari al giorno) solo motore e sospensioni venivano assemblate alla Maserati di Modena; il resto della vettura era prodotta alla Innocenti di Milano Lambrate. Nel 1984 venne presentata la Biturbo S, con motore 2 litri potenziato (grazie all'adozione di un intercooler che permetteva di aumentare la pressione dei turbocompressori) a 205cv, 4 freni a disco, interni con diverse finiture (tessuto Missoni per i sedili, diversa strumentazione) e livrea più sportiva (mascherina a nido d'ape nera, cornici dei vetri brunite, cerchi fucinati, prese d'aria sul cofano motore, alettone posteriore, paraurti e fascioni laterali neri con minigonne, inoltre sempre nello stesso anno fu introdotto su tutte le versioni un sistema di gestione delle turbine denominato M.A.B.C. acronimo di Maserati Automatic Boost Control. Nel 1985 vennero presentate anche le Biturbo 425 e le Biturbo Spyder. La prima era la variante berlina a 4 porte basata sul pianale della coupè allungato, mentre la seconda una spider 2 porte basata sul pianale accorciato. Entrambe erano mosse da V6 biturbo di 2,5 litri da 192cv. Pochi mesi dopo vennero rese disponibili, solo per l'Italia, le Biturbo 420 e Biturbo Spyder 2.0, mosse dal V6 con cilindrata ridotta a 1996cc e potenza di 182cv. Nel 1986 venne introdotta anche la Biturbo 420 S (con varianti estetiche simili alla coupé S) e motore da 205cv.
Nel 1987 tutti i motori adottarono l'alimentazione a iniezione elettronica Multipoint, ottenendo una maggior regolarità di funzionamento nonché un leggero incremento di potenza: 187cv per le Biturbo 2.0i (coupé e Spider) e Biturbo 420i, 220cv per le Biturbo 2.0 Si e Biturbo 420 Si e 196cv per le Biturbo 2.5i (coupé e Spider) e Biturbo 425i. Nel 1988 un restyling rivoluzionò la gamma. Tutte le versioni adottarono un frontale più morbido, nuovi paraurti, diversi cerchi, nuovi interni (con modifiche a plancia, sedili, pannelli porta) e finiture notevolmente migliorate.Rivisti o inediti i motori: alla base si poneva il V6 biturbo di 1996cc tre valvole per cilindro a iniezione da 223cv, che muoveva le Biturbo 222 (coupé), Biturbo 422 (berline) e le Spider 2.0i. Lo step superiore era rappresentato dalla versione a 4 valvole per cilindro del V6 2 litri (245cv), che spingeva le Biturbo 2.24V e Biturbo 4.24V (caratterizzate come le precedenti S, di cui prendevano il posto nella gamma). Al top un nuovo V6 quattro valvole di 2790cc da 250cv, riservato alle 430i, "228" e Spider 2.8i. Le uniche Biturbo dotate di ABS erano la berlina 4.18v prodotta in 77 esemplari dal 1991 al 1992 (in pratica una 422 con frontale e posteriore della 4.24v ma con un solo doppio scarico a dx.)e le ultime 430 (sia 18 che 24v).
Nel 1989 la Maserati passò da De Tomaso alla Fiat. Nel 1991 la gamma delle coupé 2 porte s'ampliò con l'introduzione della Biturbo Racing, spinta da una versione da 285cv del V6 24 valvole. La Racing anticipò nelle linee la Biturbo 224 restyling, in quanto quest'ultima adottava il frontale modificato con mascherina più bassa e fari poliellissoidali, i nuovi cerchi a razze (poi adottati anche dalla Shamal e dalla prima serie della Ghibli II) e, in alcuni casi, la fanaleria posteriore brunita, montata esclusivamente sulle Racing di colore nero. Due erano i colori: Rosso e, appunto, Nero, con interni Neri o Ghiaccio privi delle guarnizioni in Radica prerogativa della serie Biturbo e sostituiti da modanature in carbonio.
Oggi, nonostante siano restati in circolazione non molti esemplari di Biturbo, la loro quotazione è molto bassa, arrivando a toccare punte minime di poche migliaia di euro per un esemplare "vissuto". Ciò è dovuto agli alti costi di manutenzione, nonché della difficoltà di approvvigionamento dei ricambi, peraltro spesso costosi.